Se il cervello va in tilt

Fare due cose insieme come guidare l'automobile e parlare al cellulare, o stirare mentre si guarda la televisione "fa ingolfare il cervello". Ecco perché la difficile arte di compiere due azioni simultaneamente produce spesso disastri: "Quando il cervello deve sovrintendere a due azioni differenti nello stesso momento si rallenta, come se tutti i segnali dovessero passare attraverso un collo di bottiglia", spiegano i ricercatori dell'università di Vanderbilt su Neuron.
Per dimostrare come il cervello vada in tilt quando gli si chiede troppo, gli scienziati hanno usato una risonanza magnetica funzionale, che osserva l'attività cerebrale attraverso i quantitativi di ossigeno nel sangue che irrora le diverse aree cerebrali. Quindi hanno sottoposto un campione di persone ad alcuni test. Così facendo hanno potuto notare che il cervello rallenta la sua attività e capacità di reazione se a un comando particolare ne segue un altro diverso in meno di 300 millisecondi. "Conclusioni che evidenziano soprattutto la pericolosità di parlare al telefono mentre si è al volante di un'auto", suggeriscono i neurologi. In pratica, come un computer, il cervello umano funziona attraverso un sistema di risposte a semplici domande. "Ma quando i quesiti sono differenti, allora la risposta al secondo in ordine di tempo viene evasa dal cervello soltanto quando è stata fornita una risposta esauriente al primo quesito. In non meno di un secondo, un tempo tutt'altro che ininfluente", commentano i ricercatori secondo cui, dunque, "non esiste una simultaneità perfetta di azioni facendo due cose insieme".
Da qui l'avvertimento: "Chi in auto usa l'auricolare crede di essere al sicuro perché, oltre a guidare, non deve preoccuparsi anche di tenere in mano il telefono. Ma si tratta di una falsa sicurezza perché comunque sta compiendo due azioni differenti insieme, che rallentano i riflessi del cervello".
Benessere: tutti in forma con le fibre
L’89% degli italiani non consuma una quantità ottimale di fibre e resta ben sotto la quota consigliata dalle linee guida nazionali (
Gli esperti hanno fatto il punto sulle ultime conoscenze nel campo della salute intestinale e degli effetti sull’intestino del consumo di fibre, proponendosi come un riferimento importante nel campo della nutrizione umana. “Il concetto di 'salute' di un organo equivale allo svolgimento ottimale delle funzioni che lo caratterizzano. Nel caso dell’intestino, queste funzioni sono rappresentate dalla motilità, dall’assorbimento dei nutrienti, dalle competenze immunitarie e dalla funzione neuro-ormonale”, afferma al tgcom
La fibra alimentare è quella parte di sostanza vegetale, presente nella nostra alimentazione, che non viene degradata dagli enzimi dell’apparato digerente, quindi, non può essere assimilata né utilizzata come fonte di energia. L’utilizzo regolare di una quantità adeguata di queste sostanze ha come risultato la riduzione di una serie di disturbi legati al malfunzionamento intestinale, ossia, la stispsi, il gonfiore addominale, l’accumulo di peso corporeo. Le fibre, una volta ingerite, hanno infatti la proprietà di gonfiarsi, provocando una stimolazione del centro di sazietà e una depressione del centro della fame; hanno inoltre un effetto meccanico che origina un transito più veloce del cibo nell’intestino. Le fibre, soprattutto quelle idrosolubili, hanno la capacità di ridurre la glicemia, cioè il livello di zuccheri nel sangue e di aumentare l’eliminazione dei grassi, abbassando quindi la colesterolemia.
Alimenti particolarmente ricchi di fibre sono la crusca, la crusca di grano, i fiocchi di granturco, il pane integrale, i legumi, la frutta secca e, in misua minore, la frutta fresca e la verdura. Oltre che dai normali prdotti di uso alimentare, le fibre si possono assumere anche sotto forma di integratori (fiocchi e bastonicini). Alla luce dell'importanza delle fibre per la buona salute del fisico, gli esperti hanno messo a punto un programma in tre punti cardine. Innanzi tutto consumare più fibre: il corretto apporto è, come si è detto, di almeno
La prima colazione è il punto di partenza fondamentale per cominciare bene
L'unico caso in cui occorre prestare attenzione a non eccedere con l'assunzione di fibre sono alcune patologie, come il morbo di Crohn e il colon irritabile, oppure i casi in cui si verifichi un insufficiente assorbimento di ferro e minerali.
Carne rossa, nuove ipotesi sui tumori: «aiuta» il cancro al seno
BOSTON - Uno studio della Brigham and Women's Hospital and Harvard Medical School di Boston sostiene l'esistenza di una relazione tra un'alimentazione ricca di carni rosse e la possibilità di sviluppare un tumore al seno nelle donne in età fertile. I ricercatori statunitensi hanno preso in esame un campione di 90 mila donne a partire dal 1989 fino ad arrivare al 2003. La conclusione alla quale sono giunti è che mangiare una porzione e mezza di carne rossa al giorno raddoppia la possibilità di contrarre la malattia. 
Le signore hanno compilato un questionario molto dettagliato sulle proprie abitudini alimentari nel 1991, 1995 e 1999 e ogni due anni riferivano se avevano sviluppato o meno un tumore al seno. Ovviamente le dichiarazioni delle volontarie dovevano essere confermate da dettagliate certificazioni mediche. Gli scienziati, inoltre, hanno rivolto la propria attenzione agli ormoni chiamati in causa nella formazione della neoplasia, valutando se all'origine della patologia vi fosse la responsabilità degli estrogeni o del progesterone. Al termine dello studio 1021 donne hanno contratto la malattia: in 521 casi si è riscontrata la positività dei recettori dei due principali ormoni sospettati di essere all'origine del male, in 167 la negatività, in 110 uno stato misto e in 232 una condizione sconosciuta.
Parecchi meccanismi biologici possono spiegare la relazione tra l'assunzione di carne rossa e la formazione di tumori al seno caratterizzati dalla positività dei recettori ormonali. Durante la cottura della carne si assiste alla formazione di sostanze cancerogene quali le amine eterocicliche. Un'altra potenziale connessione è determinata dal fatto che negli Stati Uniti, a differenza di quel che avviene nell' Unione Europea, è possibile somministrare agli animali da macello l'ormone della crescita. Infine è risaputo che la carne rossa è una fonte di apporto di ferro in forma heme che, a differenza di quello non heme, è molto più assimilabile da parte dell'organismo e già precedenti ricerche lo avevano individuato come una delle possibili cause dell'insorgere della malattia.
Le arance rosse per combattere il raffreddore
Il raffreddore è un’infiammazione acuta delle mucose nasali che crea congestione nasale, starnuti, lacrimazione, emicrania, ecc. La dieta consigliata: eliminare completamente il tabacco e gli alimenti e bevande fermentate e tutti i latticini; seguire un regime vegetariano, consumando in particolare cibi ricchi di vitamina C: limoni, cipolle, arance e agrumi, cavolo, carote aglio, cerfoglio, lattuga, rape, mele cotogne, crescione, fichi, mele, ravanelli, rafano; è molto utile bere succhi di carota il mattino a digiuno, spremute di arancia e limone in abbondanza.