IL PUNTO: CASSANO AL NAPOLI NON FAREBBE PAURA

Inizia un nuovo anno. Che sia un anno prolifico di successi. Ci si immerge dentro ogni progetto con tutta l'anima e con il massimo impegno per far sì che alla fine il bilancio finale sia quello prospettato e prefisso. Ci si lascia alle spalle tutto il brutto e gli eventuali errori commessi, con la speranza di non ripeterli. Il Napoli, che De Laurentiis ha affidato nelle mani dell'esperto Pierpaolo Marino, si accinge a scalare da protagonista le ardue ed insidiose vette che portano alla promozione in serie A. Sarà molto difficile e, riuscirci al primo tentativo, sarebbe un'impresa da raccontare tutta la vita. Il ricordo triste ed amaro del fallimento della SSC Napoli, conseguenza delle distruttive precedenti gestioni societarie, è ancora vivo e presente negli occhi di tutti. All'epoca dei fatti, non ci fu nessun imprenditore locale disposto ad investire nel mondo del calcio. La discesa in campo di De Laurentiis fu una sorpresa per tutti. Dichiarò apertamente il suo no ad un calcio fatto di mecenatismo. Il suo progetto è legato a risultati tali da garantire una sana amministrazione. Il Napoli, costruito per ben figurare in serie B, finora non ha deluso, anzi si potrebbe dire che è andato al di là di ogni rosea aspettativa. Lo testimoniano i risultati ottenuti, non certo frutto di pura casualità o di mera fortuna. Il mercato acquisti di gennaio sarà quindi logica conseguenza di ciò che si intende costruire per il futuro. Una marea di nomi è stata fatta. Senza voler turbare l'ambiente, è sulla fascia sinistra, in difesa, che si è notata una qualche lacuna, sempre ben arginata dal saggio Reja. L'organico attualmente costruito da Pierpaolo Marino merita fiducia. Eventuali rinforzi dovrebbero essere di primissimo piano, altrimenti è meglio lasciare le cose al loro posto. Spese fatte, per il solo gusto di spendere, sono inutili. Il d.g. Pierpaolo Marino non dovrebbe lasciarsi sfuggire la possibiltà, se c'è, di poter prendere Antonio Cassano. Le "cassanate" possono incutere timore agli altri ma non certo a lui. Saprebbe come gestirle. Napoli farebbe follie per poter contare finalmente su una stella di indiscusso talento. Cassano sarebbe ben accolto da tutti i napoletani, pronti a fargli da chioccia. Napoli sa sempre come ospitare con immenso affetto le pecorelle smarrite.
Vincenzo Petrazzuolo
Napoli Magazine
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CALCIO, BRESCIA, CORIONI: "HAMSYK AL NAPOLI? NON LO ABBIAMO CEDUTO"

Gino Corioni, presidente del Brescia, contattato telefonicamente da "Napoli Magazine" ha spiegato che "Marek Hamsyk non è stato ceduto al Napoli, come hanno scritto alcuni organi di stampa. C'e' stato un contatto con il club azzurro, ma siamo lontani da qui a dire che è ufficiale il passaggio del calciatore al Napoli per 6.5 milioni di euro". Antonio Petrazzuolo - Napoli Magazine
NAPOLI, DE LAURENTIIS: "LO STADIO NUOVO? NON E' PRIORITARIO"
"L'espulsione di Calaiò mi ha dato fastidio. Lo multeremo, ma abbiamo Bucchi".
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista a "Napoli Magazine": "Per la prima volta quest'anno firmo un film con mio figlio Luigi; non accadeva dai tempi in cui era vivo mio padre. A gennaio, sempre a Napoli, presenterò il seguito del film di Veronesi, Manuale d'Amore. Non temiamo la concorrenza di nessuno. Ci siamo misurati con Aldo, Giovanni e Giacomo, con "King Kong", con Pieraccioni e con i film della Disney. Non ci sentiamo i re del Natale, ma siamo stati bravi ad essere sempre tra i primi 4 posti al botteghino. Boldi un ex temibile con Olè di Salemme? Non credo. Negli ultimi anni ho perso tanti attori per strada, da Calà ad Ezio Greggio. I nostri sembrano film leggeri e lo sono, ma abbiamo affrontato sempre argomenti molto attuali. Non ci siamo mai curati della morale, perchè la gente vuole divertirsi. Parenti e Vanzina sono registi che hanno toccato spesso diverse tematiche interessanti. Non sono un produttore interessato al mondo della tv. Il Cinema è molto diverso dalla tv. Neri Parenti ha avuto delle idee per film che in America avrebbero fatto faville. E' chiaro però che avendo costanti riferimenti alla vita italiana, difficilmente i nostri film di Natale sono esportabili all'estero. Un film di Natale a Napoli? Potrebbe venir fuori un film bellissimo, interessante a livello nazionale. In "Natale a New York" c'e' una cartolina di Capri all'inizio del film; devo dire che i riferimenti alla Campania nei nostri film non sono mai mancati. Gli italiani però sognano mete lontane come le Maldive e Londra. A New York eravamo andati nel 2001, ma purtroppo fummo costretti a spostare il set ad Amsterdam poichè ci fu la distruzione delle Torri gemelle. Bisio? E' un attore che buca il video. Lo vidi in un Zelig a Roma e subito gli manifestai il mio gradimento. Dopo aver ricevuto le dovute garanzie, ha accettato di partecipare al film di Natale. Come ci hanno insegnato in America, dalla tv bisogna saper pescare talenti interessanti. In Italia ad esempio abbiamo pescato fenomeni come De Sica, Troisi ed Aldo, Giovanni e Giacomo proprio dalla tv. La vera sorpresa però è stato Fabio De Luigi che si è calato benissimo nel suo ruolo. C'è una scena con De Sica e Siani che è stata straordinaria. Siani? E' un incrocio tra Troisi e De Filippi. Un reality con i miei attori? Ripeto, non mi interessa lavorare con la tv. Il reality è riduttivo per me che sono un produttore cinematografico. Io amo lavorare in sintonia con il pubblico. Napoli può essere molto utile per risollevare le sorti dell'Italia. L'unità d'Italia, per me, non c'è mai stata. Tutto l'occidente si sta disgregando. Ormai India, Cina e Brasile stanno crescendo. Tra poco avremo tutti gli occhi a mandorla. Il calcio? Il progetto Napoli non è un progetto che si risolve con la vittoria di una partita. Il progetto Napoli è un progetto di vita, che deve essere trainante per questa città-paese. Solo da Napoli può partire la rinascita. Sembra un inferno, ma soltanto da questo buco dell'inferno si può arrivare al Paradiso. Lo stadio a Scampia? Io sono stato coinvolto dall'assessore Ponticelli in questo progetto. Io credo che il Napoli debba giocarsi le proprie carte anche a livello istituzionale. Non so se conviene buttare 150 milioni di euro per un calcio che tra qualche anno sarà molto diverso. Mi riferisco allo stadio virtuale. Tra 6 anni la virtualizzazione dovrebbe essere la realtà. Se già l'anno scorso si parlava di stadi vuoti, fra 6 anni cosa sarà? Si vanno a sottrarre 150 milioni di euro quando ci sarebbero da fare delle opere civilmente più importanti, invece si pensa a costruire un monumento che poi sarebbe vuoto. Qui si parla di spendere 150 milioni di euro per uno stadio che potrebbe ospitare 70.000 spettatori in occasione dell'europeo di calcio. E poi? In seguito potrebbero andarci al massimo 5.000 spettatori, tenendo conto dell'imminente virtualizzazione del calcio. Io non credo che sia prioritario pensare di costruire uno stadio per il 2012. Piuttosto sarebbe utile concentrarsi sulla scuola e l'occupazione a Napoli. Purtroppo ci sono molte persone che non pensano in chiave futura. Calaiò? Non ho parlato con lui, perchè di solito sono uno che non le manda a dire. Per controllarmi cerco di distrarmi, poi mi passa. Al momento mi sale il sangue alla testa, poi preferisco parlare quando mi sono calmato. Questa sfida di Natale è molto importante, poichè ci sono anche tanti film americani con i quali concorrere. Tornando allo stadio nuovo, mi domando: perchè dobbiamo essere quelli della retroguardia in Italia? Temo la crescita del calcio americano. Per 50 anni non ci siamo preoccupati di costruire un nuovo stadio; si corre il rischio che questo stadio possa rimanere vuoto. La ristrutturazione del San Paolo? Questo non è un mio messaggio al Comune. Purtroppo se non si cambiano regole e non si segue il modello inglese i rischi ci sono sempre. Gli stadi possono diventare più sicuri, se modifichiamo le leggi. Le persone vanno educate. Bisogna portare allo stadio le scolaresche, piuttosto che i delinquenti che escono dalle prigioni. Il Comune ci ha dato in gestione lo stadio San Paolo ed il Napoli ha degli obblighi relativi. Gli obblighi primari spettano al Comune. Il film di Natale con mio figlio Luigi? Si è laureato tre anni fa a Los Angeles e l'ho preso subito in ditta con me. Ho assegnato a mio figlio Luigi l'organizzazione totale del film, dato che è bilingue e gli faccio i complimenti. Le porte chiuse del San Paolo? Lo sapevamo. Mi sono molto compiaciuto per la prestazione del Napoli a Cesena. La squadra sta crescendo. Bisogna avere pazienza, poichè il campionato non è una corsa per la vetta ma è una palestra dove i nostri gioielli devono crescere ed amalgamarsi. Il Napoli deve diventare un corpus unicum che ci darà grandi soddisfazioni. L'espulsione di Calaiò? La squadra è composta da giovani promettenti, ma chi è che da giovane non commette errori? Sono molto arrabbiato con Calaiò, la società lo multerà poichè nessuno deve permettersi di ostacolare la crescita della squadra. Sono preoccupato per l'assenza di Calaiò, probabilmente per le prossime due partite, ma possiamo contare su Bucchi che è un attaccante straordinario. Amodio? Sta dimostrando tutta la sua forza, ho fatto subito i complimenti a Marino". Antonio Petrazzuolo - Napoli Magazine
George Best: le ex terrorizzate dal suo fantasma

nella foto: George Best e l'ex moglie Alex.
Londra - Sul campo faceva impazzire gli avversari con i suoi dribbling, ora che non c'e' piu' terrorizza le ex fidanzate sotto forma di fantasma. L'ex campione del Manchester United, George Best, scomparso lo scorso anno all'eta' di 59 anni in seguito alle complicazioni legate all'abuso di alcool, sarebbe recentemente apparso dall'aldila' come il piu' classico dei fantasmi dei castelli inglesi. E' quanto sostengono tre ex amanti di Best che, secondo quanto riporta il domenicale britannico 'News of the World', sarebbero letteralmente terrorizzate dallo spirito inquieto del 'quinto Beatle', tanto da essersi rivolte ad un medium. L'ex moglie Alex e le ex fidanzate Gina Devivo e Ros Hollidge hanno tutte affermato di aver vissuto esperienze ultraterrene e che Best sarebbe tornato dalla tomba a un anno dalla sua morte. Non solo, anche l'agente e miglior amico dell'ex campione, Phil Hughes, ha dichiarato di essere rimasto senza fiato quando una mano misteriosa ha spostato il suo mobile-bar. ''Ho pensato di essere diventata pazza -ha raccontato Gina- quando una serie di cose strane sono cominciate ad accadere a casa mia. Ma dopo che ho parlato con lo spiritista, e ho saputo che anche Ros, Alex e Phil hanno avuto simili esperienze, sono sicura al 100% che si tratta del fantasma di George''. Ros, l'ultima fiamma di Best, ha raccontato di come le luci e la televisione di casa continuano ad accendersi e spegnersi senza che nessuno tocchi l'interruttore e di come dallo stereo spento sia cominciata a suonare la canzone preferita dell'ex campione. Doccia e rubinetti che gettano acqua anche se nessuno li utilizza hanno invece terrorizzato l'ex moglie Alex, mentre l'ex fidanzata Gina e' entrata nel panico quando ha avuto una visione di un Best giovane e sorridente sul proprio letto e quando un calciatore invisibile si e' messo a palleggiare nel suo giardino. Tra le circostanze piu' inquietanti ci sarebbe la scomparsa del passaporto di tutte e tre le donne. ''George mi ha sempre detto che un giorno sarebbe tornato -ha raccontato Gina- e adesso sta mantenendo la sua promessa''. Secondo il medium consultato dall'ex fidanzata del giocatore ''Best ha decisamente un grande senso dell'umorismo''. ''Gli piace fare qualche scherzo -ha affermato lo spiritista-. Ma e' anche dispiaciuto per come ha trattato Gina, e vuole farle capire che esiste una vita dopo la morte''.
Pourquoi Zidane? La testata diventa griffe

La testata piu' famosa del mondo, almeno nel 2006, quella di Zinedine Zidane a Marco Materazzi in Italia-Francia, finale del mondiale di Germania, continua a fare parlare di se'. Anzi, si augurano sicuramente che il pubblico la ricordi a lungo gli ideatori di una nuova linea di t-shirt, polo e felpe che all'episodio hanno ispirato sia il logo sia il nome:
Xqua, con un trasparente richiamo al 'pourquoi' gridato dal telecronista della tv francese dopo il gesto di Zidane. Il marchio e' un omino stilizzato che colpisce con la testa un altro e, secondo il comunicato dei pubblicitari che ne curano la diffusione, ''vuole trasformare quel gesto in un simbolo di non violenza al suono di pourquoi, pourquoi, pourquoi!''. Il lancio e' in programma martedi' prossimo a Milano, il giorno dopo l'annuncio dell'assegnazione del Pallone d'Oro di France Football e non e' evidentemente una coincidenza. ''Il gesto del calciatore francese - si legge nella nota - diventa uno spunto per riflettere in modo originale sul perche' degli atti di violenza''. ''L'idea - spiega Alessandro Ferrari, fondatore di Xqua - mi e' venuta sull'onda emotiva della vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio. Dopo la testata di Zidane a Materazzi ho pensato di utilizzare quel fatto spiacevole per un'iniziativa indirizzata ai giovani, per dare messaggi sociali positivi offrendo nel contempo un prodotto di elevata qualita' e di grande tendenza. Il nome del marchio nasce dall'esclamazione reiterata dal telecronista francese. Xqua si pronuncia come il francese pourquoi. E perche' e' l'interrogativo che ci si pone dinanzi a un qualsiasi atto di violenza''.
Cannavaro Pallone d'oro: il riscatto di Napoli
Sul Pallone d'Oro che verrà assegnato a Fabio Cannavaro concordano molti addetti ai lavori e numerosi compagni di nazionale. "Merita di vincere il premio per lo strepitoso Mondiale ma mi dispiace anche per Buffon", ha detto Toni. Il presidente della Lega Calcio Matarrese gira il riconoscimento all'Italia: "Premiato il lavoro di tutti e del capitano". In piccolo disaccordo Deschamps: "Buffon è stato più determinante".

Era nell'aria, il riconoscimento assegnato al giocatore avrebbe avuto certamente un significato individuale che va a premiare le capacità di un singolo ma che di rimando assomiglia comunque ad un premio collettivo per l'Italia, figlio di un Mondiale strepitoso nel quale Fabio Cannavaro si è distinto appena un gradino sopra gli altri. Tutti d'accordo nel ritenere giusto il destinatario dell'ambito trofeo a cominciare da Luca Toni anche lui candidato, con minori credenziali, a vincere il premio: "Fabio (Cannavaro ndr) ha meritato il Pallone d'Oro per il grande Mondiale disputato - ha detto - Lo avrebbe meritato anche Buffon perché da tanto tempo entrambi stanno giocando a livelli altissimi e comunque è bene che il riconoscimento finisca ad un italiano". Sulla stessa falsariga del giocatore della Fiorentina anche il laziale Massimo Oddo: "Anche altri avrebbero potuto vincere il premio ma alla fine lo hanno assegnato a Cannavaro perché è il simbolo della nazionale azzurra". Marco Materazzi concorda: "Sono contento per lui ma dispiaciuto per Buffon. Se fosse stato il contrario però, mi sarei rammaricato per Fabio. Mi sento parte di questo riconoscimento, perché penso che tutta la squadra azzurra abbia aiutato un grande campione, come Cannavaro, a vincere un premio importante".
Dunque un trofeo che va condiviso con tutta la nazionale azzurra, almeno questo è il pensiero di Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio: "E' un premio che ha vinto la nazionale italiana, che poi va al capitano - ha prescisato - E' il segnale del lavoro svolto, il riconoscimento a Lippi, la squadra e tutto il calcio italiano".
Addio Puskas

Ferenc Puskas, il calciatore ungherese più famoso al mondo, è morto a Budapest all'età di 79 anni. Malato da tempo di Alzheimer, Puskas, che ha militato anche nel Real Madrid, è stato l'eroe principale dell'epopea della nazionale magiara negli anni '50. Dotato di un sinistro micidiale e di una tecnica sopraffina, l'ex attaccante delle merengues ha disputato 84 incontri con la sua nazionale segnando 83 gol.
La storia del calcio vive di meteore, stelle che brillano un po' e poi precipitano o collassano, racconti brevi, strillati e finiti in un sospiro o in un coro a mezza voce. Ma l'epopea dello sport più amato al mondo, è fatta anche di capitoli più o meno lunghi che impreziosiscono il libro, di pagine dorate, indimenticabili. Ferenc Puskas ha scritto uno di questi cammei d'autore e il mondo del pallone, oggi, si ritrova stordito a piangere un pezzetto della sua poesia che se n'è andato.
Luisito Suarez raccontò di aver visto un giocatore accanirsi ripetutamente contro il palo di una porta: mirare il legno e centrarlo diciotto volte su venti tentativi. Quel calciatore, così preciso da lasciare a bocca aperta lo spagnolo nerazzurro, era proprio Puskas. Prima dell'avvento del Pibe de Oro, l'ungherese era considerato il mancino più straordinario che avesse calcato i campi di gioco: potenza, classe e un fiuto del gol quasi imbarazzante lo rendevano l'immarcabile spauracchio di qualunque difensore lo affrontasse. Indubbiamente il calciatore magiaro più famoso e apprezzato di ogni tempo, trascinò una nazionale straordinaria a un passo dal trionfo mondiale (in Svizzera nel 1954) e guidò il Real Madrid, il club a cui è maggiormente legata la sua carriera, alla conquista di tre coppe dei Campioni (1959, 1960 e 1966). Il palmares è arricchito da una coppa Intercontinentale (1960), quattro campionati ungheresi, cinque successi consecutivi nella Liga, una coppa del Re e quattro premi come "pichici", il capocannoniere del torneo spagnolo. Con la maglia delle merengues giocò 372 partite, segnando 324 reti. In nazionale fece addirittura meglio: 84 presenze, 83 gol. E se il suo record è stato battuto recentemente da Ali Daei, autore di ben 105 segnature con la maglia della sua nazionale, Puskas continua a essere l'unico calciatore ad essere riuscito a realizzare un poker nella finale della più importante competizione continentale per club.
Smise all'età di trentanove anni e chiuse vincendo, come aveva fatto per tutta la sua invidiabile storia nel football. Poi, allenò in Grecia, dove portò il Panathinaikos alla finale di coppa dei Campioni, e in Cile. Finalmente, nel 1993, potè tornare a casa, nella sua Ungheria che tanto amava. Quindi, l'Alzheimer e il buio profondo, con la sua patria, madre dimentica, a relegarlo in una struttura sanitaria con un vitalizio senza senso e sostanza. Nell'estate del mondiale azzurro, il Real Madrid è corso al suo capezzale, gli ha regalato un'amichevole tutta per lui e un abbraccio che sapeva d'antico, ma affatto di vecchio. E ora, a 79 anni, è scomparso e con lui si è portato un pezzo di vita e dello sport della pedata.
Carriera da giocatore
Successi internazionali
Con l'Ungheria 85 presenze internazionali, 84 gol
1954 Secondo classificato nella Coppa del Mondo in Svizzera
1952 Campione Olimpico in Finlandia
Con la Spagna 4 presenze internazionali (Coppa del Mondo di Cile 1962)
Club
1943 - 1956 Kispest-Honved Budapest
1958 - 1966 Real Madrid
Successi con squadre di club
1950, 1952, 1954, 1955 Vincitore del campionato ungherese
1959, 1960, 1966 Vincitore Coppa dei Campioni
1960 Coppa Intercontinentale
1961 - 1965 Vincitore della Liga spagnola
1962 Vincitore della Copa del Rey in Spagna
372 presenze, 324 gol per il Real Madrid
Quattro volte capocannoniere della Liga spagnola
Carriera da allenatore
Club
1970 - 1971 Panathinaikos Atene
1975 - 1976 AEK Atene
1976 - 1978 Colo Colo (Cile)
Successi con squadre di club
1971 Finalista in Coppa dei Campioni