Governo: Marini rinuncia

05/02/2008

Franco Marini e Giorgio Napolitano (foto Reuters)

Il presidente del Consiglio incaricato Franco Marini non è riuscito ad ottenere l'appoggio cruciale di Silvio Berlusconi all'ipotesi di formare un nuovo governo che modifichi la legge elettorale, e lo scioglimento anticipato delle Camere sembra inevitabile.

L'ultima parola spetta comunque al presidente della Repubblica al quale Marini ha rimesso questa sera il suo incarico.

"Non ho riscontrato l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma della legge elettorale [...]. Ho rimesso l'incarico", ha detto Marini al termine dell'incontro con Giorgio Napolitano al Quirinale.

Il capo dello Stato, riferisce una nota, "ha preso atto di quanto riferito dal presidente Marini e lo ha ringraziato per l'alto senso di responsabilità con cui ha svolto il compito affidatogli".

Napolitano può decidere di proseguire nel tentativo di tenere in vita la legislatura oppure considerare ogni spazio esaurito e, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere.

In quest'ultimo caso le elezioni si devono svolgere entro 70 giorni dal decreto di scioglimento del Parlamento.

BERLUSCONI SI ASPETTA ELEZIONI ANTICIPATE

"Noi ci auguriamo - ma crediamo che sarà così - che terminate queste consultazioni il Capo dello Stato possa indire subito le elezioni per avere al più presto un governo operativo", aveva detto il leader di Forza Italia al termine dell'incontro con Marini di stamattina a palazzo Giustiniani.

"Abbiamo confermato al presidente Marini il nostro convincimento che la cosa migliore sia quella di avere il prima possibile un governo legittimato dal voto elettorale".

Le parole di Berlusconi, aggiunte al no di Alleanza nazionale e Lega Nord (che non ha partecipato alle consultazioni), hanno bloccato il tentativo dichiarato dallo stesso Marini di trovare un ampio consenso politico per una riforma dell'attuale legge elettorale ritenuta carente anche dalla Corte Costituzionale che ha ammesso un referendum popolare.

Pessimismo sul successo dell'ex segretario Cisl era stato espresso dallo stesso numero uno del Pd Walter Veltroni e dal presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi, sfiduciato dal Senato dieci giorni fa.

"Registro le posizioni del centrodestra. Credo che [la possibilità di avere un governo che modifichi la legge elettorale] rischi di essere un'occasione mancata", aveva detto il sindaco di Roma dopo l'incontro di stamani con Marini.

"Berlusconi ha fretta di andare alle elezioni", commentava Prodi.

TRA I POLI E' GIA' CAMPAGNA ELETTORALE

Intanto tra i Poli sembra già partita la campagna elettorale e si discute di alleanze.

Ad aprire il fuoco oggi Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, che per firma del suo direttore Mario Giordano attribuisce al leader di Forza Italia "l'idea (quasi) impossibile" di un patto elettorale con il Pd su un programma di 15 punti per fare "le riforme di cui l'Italia ha bisogno".

Il progetto consentirebbe ai due principali partiti di liberarsi del ricatto delle formazioni minori e di fare il bene dell'Italia, sostiene Giordano.

"E' un'ipotesi non concreta, non realistica, un'utopia", ha commentato il Cavaliere.

Il leader di Forza Italia ha difeso la legge elettorale approvata dalla sua maggioranza alla fine della scorsa legislatura sostenendo che ha garantito governabilità alla Camera. E al centrosinistra, secondo il quale la instabilità del Senato si ripeterà anche qualora vincesse il centrodestra, Berlusconi risponde che questo non succederà perché la sua coalizione ha fra 10 e 16 punti di vantaggio sugli avversari.

"Questo dà la libertà ai partiti più importanti delle due coalizioni di decidere con chi vogliono presentarsi alleati", ha detto ancora il Cavaliere.

Veltroni ha invece osservato che "si può stare insieme per stabilire le regole del gioco. Ma poi noi abbiamo programmi diversi".

Il sindaco di Roma -- che ha proposto nei giorni scorsi al Pd di correre da solo e a Forza Italia di fare lo stesso per evitare coalizioni troppo eterogenee in grado di vincere ma non di governare -- ha aggiunto: "Credo che vi sia la consapevolezza che uno schieramento con 14 partiti difficilmente possa governare".

Intanto un Consiglio dei ministri è stato convocato domattina per fissare la data del referendum elettorale tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ma, in caso di elezioni, il referendum slitterebbe di un anno. (Reuters)

Le foto e gli articoli presenti su "Napoli Magazine" sono stati in larga parte presi da Internet, e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione, indirizzo e-mail redazione@napolimagazine.com , che provvederà prontamente alla rimozione.