NAPOLI, DE LAURENTIIS: "ARRIVERA' UN TERZINO SINISTRO"
"Se andremo in A, inviterò Monica Bellucci al San Paolo per la festa promozione. Bucchi non si muove da Napoli. Mi piacciono giocatori grintosi e decisivi come Gattuso e Toni"
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista esclusiva al "Corriere dello Sport". Ecco i tratti salienti evidenziati da "Napoli Magazine": "Sono fatto così. Se decido di prendere in mano un impegno lo faccio con impegno e passione. Pochi giorni fa eravamo con la testa in "Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi", che uscirà a metà gennaio, e alle 19:30 ho staccato tutto per chiamare la squadra e parlarci. Era l'ultimo impegno prenatalizio ed a quella telefonata io non rinuncio mai. Se ragionassi solo d'istinto chissà quante volte avrei dovuto ricominciare daccapo: quando mi arrivavano sollecitazioni negative per Calaiò, e poi per Reja, e ora per Bucchi. Io invece aspetto: nel calcio ho imparato ad aspettare che le cose maturino. Io rispetto i ruoli e, come nel cinema non faccio parlare nessuno poichè è nel mio mondo, nelle cose di campo non mi azzardo. Parla Marino. Il film 'Natale a New York'? Da soli, e al primo posto, abbiamo fatto più del secondo, terzo, quarto e quinto messi insieme: non è un bel segnale per il cinema, ma è un dato. Il mio bilancio alla fine di questo 2006 è positivo. Ho appreso molto, ho assunto questo incarico mettendoci dentro un impegno, direi, universitario. Ho cercato di capire e di imparare. Mi sono risentito come quando ho iniziato a fare cinema. Ricordo una partenza in salita; da lì ho imparato ad affrontare le difficoltà come un bulldozer. Stesso discorso per il calcio; salire dalla C mi ha fatto capire tante cose. Gli sputi a Martina, le gioie, le leghe così diverse tra loro... Io insomma alle gavette sono abituato. Non faccio il presidente per farlo. Dopo calciopoli pensavo che si dovessero tirare le somme. Invece c'e' un rallentamento quasi fatalistico e questo mi preoccupa. Nessuno di noi interni al mondo del calcio dovrebbe stabilire le regole. Invece sento parlare politici, istituzioni che non hanno niente a che vedere con le leghe. Questo mi lascia sconcertato e spiazzato. Sono passati 8 mesi dal primo segnale dello scandalo e per me si è fatto poco. L'unica preoccupazione è stata quella di mandare avanti il campionato, anzi i campionati. Bisognava fermarsi e dire: rifacciamo le regole. Studiamo gli inglesi, gli spagnoli, l'NBA e riformiamo. Trasformiamo la sfortuna in fortuna. Invece ci si sta dimenticando di calciopoli e i campionati che abbiamo davanti, quelli di A e B, sono sbilanciati: quello di B vale quello di A. La soluzione? Fermarsi, ragionare, rimischiare le carte, guardare seriamente le capacità di bilancio dei club, mandare definitivamente in pensione il mecenatismo che dal 1996, dal decreto Veltroni per cui le società sono diventate a scopo di lucro, non ha più ragione di esistere. Chi ha i mezzi giochi in A, chi non può partecipi ad un altro campionato. Niente retrocessioni? Esatto. Le squadre che rappresentano grandi città, grandi bacini, devono stare in A: a parte la Juve, penso al Napoli, al Genoa, al Bologna, poi questo andrebbe visto nel dettaglio. Superando il campanilismo che in Italia è un ostacolo e che invece deve continuare ad alimentare i vivai. Poi la B, le C, la D devono formare i giocatori, dirigenti e tecnici per la A. Ma non è quello che la Formula 1 ha fatto con la 2, la 3, e i gokart? Chiaramente questi altri campionati dovrebbero avere altri costi, accessibili. Altrimenti è inutile, si generano situazioni di sofferenza anche lì. Già accade e la Figc e Carraro mi pare che non si siano mai interessati di queste cose. Io penso all'NBA; l'idea di una NBA del calcio mi piace molto, una NBA europea. Anche noi siamo in Europa ma non ci sentiamo Stati Uniti d'Europa. Immaginiamoci un grande campionato europeo suddiviso in gironi, con i play off che negli ultimi tre mesi della stagione mettano di fronte le 8-10 squadre migliori d'Europa. Allora si che lo scudetto diventerebbe una cosa straordinaria. In questo modo potremmo aprire le porte ad uno stadio virtuale i cui numeri sono inimmaginabili. Pensiamo a questo anzichè fermarsi a vecchi modi di ragionare: Euro 2012, i signori degli stadi pronti a costruire... Visione americana? Si è vero, come è vero che talvolta gli americani non sbagliano. Il legame con la scuola? Sono un fautore di questo. A Napoli mi capita di vedere ragazzini che giocano a calcio e mi salutano: "Uè, presidè !". Uno ha la maglia dell'Inter, uno della Juve. Capisce dove va a finire l'identificazione con la squadra della città? Io li guardo, sorrido, e bonariamente dico loro: "ma che fate vestiti così?". Poi lo stadio virtuale... Il San Paolo pieno, però, ti dà un'emozione unica, che io non ho provato nemmeno a Berlino quando l'Italia ha vinto il Mondiale. Continuiamo spiegando anche che il tifoso da stadio è particolare, sente il diritto di poter fare qualsiasi cosa: venire a caricarti se va tutto bene, se va un pò meno bene, non presentarsi se non fai risultati o se magari c'e' di mezzo il Natale. Non capisco perchè dovremmo negare la stessa libertà a chi non può venire allo stadio perchè lavora, perchè ha impegni familiari, perchè è all'estero. Ditemi voi se una superlega europea con tre mesi di play off clamorosi e 7-800.000 persone che vedono una partita pagando 0.50 centesimi di euro non rappresenti un'occasione data a fronte di un introito importante a cui non vedo perchè dovremmo rinunciare. Certe volte mi sembra che non siamo capaci di fare sistema, di risolverci le cose da soli. Se gli inglesi dalla vendita dei diritti all'estero ricavano cinque volte il nazionale non vedo perchè non possiamo farlo noi? Mi meraviglio che dentro la Lega non ci sia una struttura deputata a scandagliare il mercato estero per vendere i diritti tv delle nostre partite. Gli arbitri? Credo che abbiano responsabilità troppo grandi; questo dipende anche dal fatto che hanno bisogno di supporti tecnici per valutare in maniera più netta, di una moviola in campo per analizzare gli episodi più in discussione. Presidenti in sintonia con me? Non so. Posso dire che Cobolli Gigli mi sembra una persona di livello e dai ragionamenti fatti ci troviamo abbastanza allineati. Potrei dire questo anche di Moratti, Galliani e Della Valle: quest'ultimo è un imprenditore che certe regole del mercato le conosce. Il bilancio del Napoli? E' un bilancio in linea con il programma che avevamo fatto. Anzi sulla A saremmo addirittura in anticipo, ma non ne parlo finchè non ci arriviamo. Era difficile prima, con la Juve lo sarà ancora di più. Tornando al Napoli, oggi abbiamo 1800 metri quadrati tra uffici, spogliatoi, poi tre campi e una struttura alberghiera per i nostri ritiri. Abbiamo ridato vita al vivaio: oggi ci sono 12 squadre e 350 giocatori. Credo molto nel vivaio; credo che lì, almeno anche lì, il Napoli debba scovare i campioni. Abbiamo una squadra Allievi straordinaria. Grieco all'Avellino, ad esempio, lo abbiamo dato noi. Ne costruiremo altri, l'obiettivo è anche quello. Abbiamo fatto una convenzione per lo stadio che in trenta anni non era stata fatta e con il Comune stiamo mettendo a norma l'impianto secondo quanto chiede il decreto Pisanu. I tifosi? Ho trovato un supporto straordinario anche in trasferta, non solo dai napoletani che seguivano la squadra o da quelli che erano sul posto ma anche dagli altri tifosi accorsi numerosi per vederci. Il Napoli ha pagato per le intemperanze di alcuni? A questo proposito vorrei dire che la responsabilità oggettiva andrebbe modificata. Se si infiltrano frange che non hanno nulla a che vedere con la tifoseria, che c'entrano i club? Farci giocare fuori è stato un provvedimento troppo duro. Certe volte penso che verso Napoli ci sia troppa pressione e attenzione negativa. Cosa porterà gennaio? Porterà quello che deciderà Marino. Tra me e lui c'è sempre stata una totale sintonia. Ha competenza, conosce la piazza e la interpreta. A Udine ha fatto un lavoro straordinario che ha dato frutti duraturi nel tempo. Ci serve un esterno sinistro, uno che sappia attaccare e difendere: Savini in quel ruolo è adattato, anche se vinciamo tutte le volte che gioca. E allora per scaramanzia gli dico: "Non ti devi muovere da lì". Sono molto soddisfatto del gruppo. Quando dico che io e Marino siamo in sintonia è perchè sappiamo aspettare. Se io avessi dato ascolto agli umori incontrollati avrei dovuto allontanare Calaiò due anni fa, Reja prima della B, ora Bucchi. Invece a Bucchi ho spiegato bene come stanno le cose: lui e il suo manager devono stare tranquilli, la sua piazza è questa. Resta con noi. Il resto del gruppo è di livello. Penso a Iezzo, il nostro portiere, napoletano, straordinario, una delle nostre certezze. E a tutti gli altri. I giocatori li sceglie Marino. Poi se mi chiede un parere sul tipo di giocatore allora dico che mi piacciono quelli che hanno la determinazione di Gattuso o che sono decisivi come Toni. Calcio e Cinema sono due mondi affascinantissimi. Nel cinema puoi incidere di più sul buon risultato finale, nel calcio le variabili sono troppe. Un film sul calcio? Mi piacerebbe, eccome. Una sorta di Billy Elliot, con il ragazzo calciatore al posto del ragazzo ballerino, contrastato dalla famiglia. Muccino? Ha una grande faccia, può fare tutto. Giocavo a basket da ragazzino, pensi come soffro il concetto di tre cambi in panchina. Allergherei le porte: sono per il 12-8 più che per gli 1-0. Un candidato per la Federazione? Io potenzierei la Lega. Monica Bellucci al San Paolo in caso di promozione in A? Certo che la invito. Di Monica, più che della bellezza, mi piace parlarne in termini di intelligenza, lealtà, rispetto della parola data, tutte qualità che le appartengono. E attenzione, perchè ha una vena comica straordinaria. Non parlo della A, prima mi ci faccia andare. Non sa quanto mi piace questa sfida della B". Antonio Petrazzuolo - Napoli Magazine - Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com